La Calta

La Calta (Caltha palustris) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, che si può facilmente trovare nei terreni paludosi delle regioni alpine e submontane. È presente fino a un’altitudine di circa 2.500 metri.
Nota anche sotto i nomi di “calta palustre”, “farferagio”, “farfarugio”, “scioppateste”, “cocleariol” e “talchia”, la calta è facilmente riconoscibile per il suo fusto, molto carnoso e di colore rossiccio, che tende a piegarsi sotto il peso di fiori e foglie.

Le foglie – color verde smeraldo, dentate e picciolate – sono piuttosto ampie, grasse e cuoriformi.
Il fiore, di un giallo molto intenso simile all’oro, è grande e solitario. La fioritura avviene in primavera, nel mese di marzo, e ha termine all’inizio dell’estate. I frutti sono dei follicoli ricchi di semi.
L’odore è lieve e gradevole, mentre il sapore è piccante. La calta può raggiungere un’altezza di circa 30 centimetri.

Si tratta di una pianta infestante, tra le più antiche. Pare infatti abbia superato indenne le varie glaciazioni susseguitesi sulla Terra.
Il nome caltha sembra derivare da una deviazione del termine greco kalathos (“paniere”) che indicherebbe la forma arrotondata e cava del fiore, del tutto simile a quella di una piccola coppa.


Calta: Principi Attivi e Proprietà Terapeutiche

Costituenti la pianta della calta sono flavonoidi, colina, tannini, saponine e proto-anemonina. La calta veniva impiegata nelle campagne, principalmente in cucina. Le foglie erano infatti aggiunte a minestre e insalate, mentre il fiore era adoperato per dare un colore più intenso al burro.

Per la presenza di saponine, la calta è da considerare come una pianta potenzialmente tossica. Se ne sconsiglia dunque l’impiego culinario e, per quello medicinale, è preferibile utilizzare le parti della pianta solo dopo l’essiccazione.
Nelle pratiche fitoterapiche vengono utilizzate le foglie che, per l’appunto, vanno essiccate in un luogo asciutto e al riparo dalla luce prima dell’uso.

La calta ha proprietà revulsive (cioè in grado di favorire la circolazione sanguigna negli strati più superficiali della pelle), diaforetiche (ossia in grado di stimolare la produzione di sudore), antispasmodiche, antidolorifiche, diuretiche e antireumatiche.
Viene dunque impiegata ancora oggi come rimedio naturale contro reumatismi, patologie della pelle, catarro, influenza e verruche. È adoperata soprattutto in omeopatia, sotto forma di tintura madre e come ingrediente di cataplasmi.
In passato veniva adoperata, come anche l’arnica e la farfara, in qualità di erba disintossicante nei casi di tabagismo.


Calta: Controindicazioni

La calta, se non utilizzata sapientemente, può provocare dermatiti e, in generale, irritazioni cutanee. In alcuni soggetti è anche causa di allergie. Per la presenza di saponine tossiche, se ne sconsiglia l’uso domestico.
In caso di gravidanza e durante l’allattamento, è preferibile chiedere un consulto al proprio medico di famiglia prima dell’impiego.



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