Piante che purificano l’ambiente, una ricerca ci svela le migliori

I rimedi naturali sono preziosi non soltanto per aiutarci a contrastare numerosi disturbi, ma anche per consentirci di prevenire i danni che possono scaturire dalla frequentazione assidua di ambienti poco salubri.
Non occorre necessariamente pensare a città eccessivamente inquinate o alla convivenza forzata, a casa o in ufficio, con dei fumatori. In tutti gli ambienti chiusi, infatti, possono annidarsi i VOCs (Volatil Organics Compounds), che sono la causa principale del cosiddetto “inquinamento indoor”.

Questi agenti inquinanti sono costituiti in particolar modo da sostanze quali la formaldeide, l’acetone e il benzene, presenti in quantità variabili sia nelle case che negli uffici, e provenienti, per lo più, da compensati e truciolati, cosmetici, tendaggi, detergenti, stampanti e fotocopiatrici.
Si tratta di composti chimici potenzialmente cancerogeni, che si diffondono nell’ambiente sotto forma di gas. Respirarli quotidianamente può causare dermatiti, irritazioni oculari, edema polmonare, asma bronchiale, tosse, mal di testa e, per l’appunto, patologie tumorali. Come difendersi da tali rischi?
Non occorre rifare l’arredamento o trasformare casa in un luogo asettico. Difatti, per respirare aria più salutare, basta circondarsi di semplici piante che purificano l’ambiente, così da limitare i danni delle sostanze nocive per la salute.


Lo studio scientifico

A venirci in aiuto è uno studio condotto di recente dai ricercatori della State University of New York, i quali hanno stabilito che la presenza di determinate piante può rendere gli ambienti interni maggiormente salubri.
Entrando nello specifico, il team di ricercatori ha promosso cinque differenti piante in vaso che, messe alla prova con 8 agenti inquinanti all’interno di ambienti ermeticamente chiusi, hanno dimostrato di avere una buona capacità assorbente.
In uno studio degli anni Ottanta condotto dalla NASA si parlò, in riferimento al medesimo argomento, di “scomposizione metabolica”. Oggi ci si riferisce a tale proprietà anche con il termine “fitorimediazione” o “biofiltrazione”.

“Sulla base dei risultati del nostro lavoro, possiamo indicare quali siano le piante migliori per gli ambienti interni”, commenta Vadoud Niri, autore principale della ricerca. “Ad esempio, le bromeliacee si sono rivelate molto efficaci nel rimuovere più dell’80% di sei degli otto composti, quindi potrebbero essere una buona scelta da mettere vicino alla scrivania”.

Le 5 piante che purificano l’aria

Le bromeliacee sono piante tropicali, prevalentemente presenti nelle foreste pluviali americane, che vengono coltivate a scopi ornamentali o per la produzione di frutti (come nel caso dell’ananas).
A far registrare ottimi risultati sono state anche le piante del genere Dracena che, più di tutte, si sono rivelate efficaci nell’assorbire l’acetone, il cui livello diminuirebbe drasticamente (circa il 94% in meno).

Il record di velocità spetta però al Falangio (Chlophytum comosum). Difatti, appena collocata nella stanza sigillata, questa pianta ha iniziato immediatamente a far calare il quantitativo di sostanze cancerogene presenti nell’ambiente. Il Falangio, anche conosciuto sotto il nome di “nastrino”, appartiene alla famiglia delle Agavaceae, di cui fanno parte oltre duecento specie differenti.

Le altre due piante utili a purificare l’aria sono, infine, l’Albero di Giada (Crassula ovata) e la Consolea falcata.
Il primo è una pianta grassa appartenente alla famiglia delle Crassulaceae originaria dell’Africa meridionale. La seconda, invece, è una pianta grassa legnosa classificata nella famiglia dei cactus (Cactaceae).


Nonostante si tratti per lo più di specie non autoctone, le piante che, stando ai risultati dello studio, possono aiutarci a migliorare l’aria che respiriamo sono facilmente reperibili presso i vivai più forniti.

In conclusione, occorre precisare che i risultati della ricerca statunitense sono relativi, come abbiamo specificato, ad ambienti chiusi in cui, naturalmente, la concentrazione di agenti inquinanti risulta maggiore.
Il prossimo passo del team dell’Università di New York sarà dunque quello di valutare l’azione delle medesime piante in un ambiente non asettico, come può essere quello domestico. In questo modo, si potrà comprendere meglio la misura in cui determinate specie vegetali contribuiscono a migliorare la salubrità dei luoghi in cui viviamo.



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