L’Ebbio

Conosciuto anche con i nomi di “sambuchello”, “ebulo”, “gebio”, “lévulo” e “samucu burdu”, l’Ebbio (Sambucus ebulus) è una pianta perenne classificata nella famiglia delle Caprifoliaceae.
Diffuso nei territori calcarei, fino a un’altitudine di 1.400 metri, l’ebbio presenta un fusto eretto di colore verde scuro, da cui si dipartono foglie ampie, opposte e imparipennate, del medesimo colore.
I fiori, di colore bianco o rosa, sono delle ombrelle che sbocciano in estate, tra giugno e agosto. Il frutto è una bacca scura, piccola (4-6 millimetri) e lustra.
L’odore della pianta è nauseabondo. Tuttavia, se ci si sofferma sul profumo dei fiori, si potrà avvertire una vaga somiglianza con quello delle mandorle amare. Il sapore è amarognolo. L’ebbio può raggiungere un’altezza di 2 metri.

È facile distinguere l’ebbio dal classico sambuco, appartenente alla stessa famiglia. I fiori del secondo, infatti, sono di colore scuro. Le proprietà dell’ebbio sono simili a quelle del sambuco nero, ma più intense.
Per quanto riguarda l’origine del nome generico, pare derivi dalla “sambuca”, uno strumento musicale a fiato utilizzato dai latini.


Ebbio: Principi Attivi e Proprietà Terapeutiche

Costituenti la pianta dell’ebbio sono glucidi, acidi, tannini, flavonoidi, enzimi, pigmenti antocianici e un olio essenziale.
Nelle pratiche fitoterapiche, di solito si impiegano la radice, i fiori e le foglie. Queste ultime vanno essiccate prima dell’uso. La radice va usata intera o privata della parte interna ed essiccata.

Anticamente, l’ebbio veniva utilizzato principalmente per le sue virtù coloranti. Il frutto contiene infatti un succo molto scuro, utilizzato come pigmento. A testimoniarlo è anche Virgilio, che immortala il dio Pan nell’atto di spremere il frutto della pianta per tingersi il viso.

Da un punto di vista strettamente fitoterapico, l’ebbio ha principalmente proprietà cicatrizzanti, risolventi, antireumatiche, febbrifughe, purgative e sudorifere.
Viene adoperato come rimedio naturale in caso di reumatismi, tosse, stitichezza, piaghe, contusioni, edemi e distorsioni.


Ebbio: Tisana, Impacco e Controindicazioni

Contro la stitichezza, preparate una tisana a base di ebbio, lasciando in infusione 35 grammi di scorza di radice in 1 litro di acqua bollente. Attendete dieci minuti, poi filtrate e lasciate intiepidire.
La posologia prevede l’assunzione di due tazze di tisana al giorno, una al mattino e l’altra alla sera prima di coricarsi.
In caso di piaghe, invece, preparate un infuso, da applicare sotto forma di impacco. Procuratevi delle foglie essiccate di ebbio e versatene una manciata in mezzo litro di acqua. Fate bollire per circa 5 minuti, poi filtrate e attendete che intiepidisca. Immergete nell’infuso delle garze di cotone, che andranno applicate sulla zona interessata.

Occorre ricordare che i frutti dell’ebbio sono velenosi. Rimedi a base di ebbio vanno utilizzati con moderazione. Un’assunzione prolungata, infatti, può causare un avvelenamento.
È sconsigliato l’impiego in gravidanza e durante l’allattamento.



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