Il Tamaro

Il Tamaro (Tamus communis) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Dioscoreaceae, diffusa su tutto il territorio italiano fino a un’altitudine di 1.400 metri.
Conosciuta anche sotto i nomi di “tanno”, “uva tamina”, “vite nera”, “cerasiola” e “ligabosco”, la pianta del tamaro è caratterizzata da un fusto di colore verde chiaro, piuttosto ramificato, da cui si dipartono foglie alterne a forma di cuore. Le foglie, di colore verde smeraldo, sono ricoperte da una patina lucida ed hanno la punta sempre rivolta in basso. I fiori sono piccoli e giallo-verdognoli. La fioritura avviene nel mese di marzo e dura fino a luglio inoltrato.

Il frutto è una piccola bacca di colore rosso. Il rizoma, grosso e carnoso, è del tutto simile ad una rapa. L’odore è sgradevole mentre il sapore può variare. La radice è amarognola, la bacca, invece, ha un gusto piuttosto acidulo.
Il tamaro può raggiungere un’altezza di 4 metri. Il periodo balsamico della pianta si concentra nel mese di ottobre.


Tamaro: Principi Attivi e Proprietà Terapeutiche

Costituenti la pianta del tamaro sono tannini, saponine, ossalato di calcio, mucillagine, glucidi e sostanze istaminosimili.
Nelle pratiche di fitoterapia e in quelle omeopatiche, di solito si impiega esclusivamente il rizoma, che va colto nel mese di dicembre, tagliato a pezzi ed essiccato in forno.

Il tamaro ha diverse proprietà terapeutiche che ne fanno un valido alleato principalmente contro i disturbi legati all’artrite (diatesi artritica), contusioni, ematomi ed ecchimosi, stitichezza, prostatite, cistiopelite, gonorrea ed edemi. La pianta, infatti, ha virtù emolitiche, risolventi, vulnerarie, diuretiche, lassative e rubefacenti.

Le doti medicamentose del tamaro erano già note agli antichi. All’epoca dell’imperatore Augusto, si era soliti impiegare una polvere ricavata dall’essiccazione della pianta come rimedio contro i pidocchi.


Tamaro: Possibili Impieghi e Controindicazioni

Il Tamaro è una pianta potenzialmente pericolosa. Oggi viene per lo più adoperata in omeopatia (dunque ampiamente diluita) per la realizzazione di tinture da impiegare in caso di contusioni.
In passato, era molto diffusa una pratica attraverso la quale, dalla bollitura del rizoma, si ricavava un composto da applicare su edemi, contusioni ed ecchimosi. Oggi si preferiscono rimedi naturali più delicati.
L’applicazione sulla pelle di ricavati del tamaro, infatti, potrebbe causare arrossamenti e infiammazioni.

È molto importante tenere i bambini lontani dalla pianta. Le bacche, molto simili a quelle del ribes rosso, possono essere letali. Ugualmente le radici, se assunte crude, possono risultare tossiche. L’effetto velenoso della radice va neutralizzato attraverso la bollitura.
Considerata la potenziale pericolosità della pianta, è buona norma consultare un erborista o il proprio medico di fiducia prima dell’assunzione.



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