La Farfara

Nota, nei vari dialetti d’Italia, anche sotto i nomi di “ugna cavallina”, “piè d’asino”, “petacciòlo”, “coppitiello”, “piota d’mula” e “tussilagine”, la Farfara (Tussilago farfara) è una piccola pianta perenne annoverata nella famiglia delle Asteraceae.
Diffusa nei terreni argillosi e umidi, fino a un’altitudine di circa 2.600 metri, la farfara è ben riconoscibile per il fusto rossastro e ricoperto di brattee. Le foglie, di colore verde scuro nella parte superiore e bianche in quella inferiore, sono picciolate e hanno una caratteristica forma a rosetta. I fiori sono dei capolini peduncolati di colore giallo.
La fioritura avviene tra l’inverno e la primavera, da febbraio ad aprile. Il frutto è un achene cilindrico. L’odore è speziato, simile a quello del pepe. Il sapore è piuttosto amaro.

Il nome generico “tussilago” (letteralmente “togliere la tosse”) descrive l’antico uso della pianta che, sin dall’epoca romana, veniva impiegata come rimedio contro la tosse.
Il nome specifico “farfara” (portatore di farina) indicherebbe il colore bianco del tomento.


Farfara: Principi Attivi e Proprietà Terapeutiche

Costituenti la pianta di farfara sono mucillagini, tannini, inulina, pigmenti colorati e sali minerali (principalmente calcio, potassio e ferro). Nelle pratiche fitoterapiche si impiegano le foglie, i fiori, le radici e il succo della pianta.
La farfara ha molteplici proprietà terapeutiche, che la rendono un ottimo rimedio naturale contro asma, ascessi, bronchite, distorsioni, rughe, tosse, tracheite, irritazioni cutanee, foruncoli, eczemi e altre patologie della pelle. Questa pianta, infatti, ha virtù calmanti, depurative, emollienti, espettoranti, sudorifere, antitussive, spasmolitiche, antinfiammatorie, decongestionanti e antinevralgiche. La farfara viene adoperata soprattutto come cura mucolitica e sedativa della tosse.

In campo cosmetico, la farfara è diffusamente utilizzata come rimedio astringente in caso di acne e foruncoli.
La pianta è adoperata anche in cucina, dove le parti giovani rappresentano un delizioso ingrediente per la preparazione di minestre e insalate. La foglie della pianta, opportunamente essiccate, vengono infine impiegate nella realizzazione di una mistura di tabacco da pipa particolarmente aromatica.


Farfara: Infuso e Controindicazioni

Se il vostro problema è una fastidiosa tosse catarrale, potreste trarre giovamento da un infuso a base di farfara, di facile preparazione.
Vi basterà procurarvi delle foglie essiccate che, nella misura di un cucchiaino, dovrete lasciare in infusione, per circa 5 minuti, in una tazza di acqua bollente. Filtrate, attendete che si intiepidisca e, se lo preferite, addolcite con del miele.

La posologia prevede l’assunzione di due tazze al giorno, fino alla completa scomparsa dei sintomi.
La farfara contiene alcaloidi pirrolizidinici, potenzialmente tossici. È dunque importante chiedere un consulto medico prima di iniziare la terapia, non eccedere nelle dosi ed evitare l’assunzione in gravidanza e durante l’allattamento.



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