La Belladonna

Belladonna

Belladonna

La Belladonna (atropa belladonna) è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Solanacee che, in Italia, cresce nelle zone ombrose delle Alpi e degli Appennini, principalmente in prossimità dei boschi di faggio. Può raggiungere un’altezza di due metri, ha radice rizomatosa, fusto liscio di colore verde scuro e grandi foglie ovali. I fiori, che sbocciano tra luglio e agosto, sono violacei, campanulati e solitari, mentre i frutti sono sferici e di colore nero, facilmente confondibili con i mirtilli.



In fitoterapia le parti utilizzate sono le foglie e le radici, raccolte da piante di almeno due anni. Si tratta di una pianta velenosissima in ogni sua parte e dall’odore nauseabondo, utilizzata nel medioevo per la preparazione di veleni, da cui l’appellativo di “erba degli stregoni”. Il nome della pianta deriva dall’uso che ne facevano anticamente le donne per rendere liscia la pelle del volto e luminose le pupille.

Belladonna: Proprietà Terapeutiche

I principi attivi della belladonna sono l’atropina, la iosciamina e la scopolamina. Gli effetti della belladonna riguardano, in diversa misura, tutti gli organi dell’apparato parasimpatico. Viene utilizzata per la cura di numerosi disturbi, tra cui riniti allergiche, infiammazioni della gola, otiti, emicrania, febbre alta, infezioni dell’apparato genitale femminile, dolori mestruali, gastrite, colite, insonnia e stitichezza. Inoltre, offre un valido contributo per la cura di imperfezioni della cute come acne e foruncoli.



L’estratto di belladonna può altresì essere impiegato come antidoto contro taluni avvelenamenti da funghi e nicotina.
L’uso più frequente è in campo oculistico, dove il solfato di atropina viene adoperato come collirio per la dilatazione della pupilla (proprietà midriatica) nell’esame del fondo oculare.

Belladonna: Uso e Controindicazioni

L’utilizzo della belladonna è esclusivo della medicina omeopatica. L’assunzione avviene attraverso gocce o granuli, di varia concentrazione, da scogliere sotto la lingua. Data l’estrema velenosità della pianta, non esistono rimedi fai da te. L’ingestione di pochi frutti, dal sapore gustoso, può condurre alla morte un uomo adulto. I sintomi da avvelenamento sono secchezza della bocca, pupille dilatate, vomito, vertigini, tachicardia, allucinazioni, alterazione della voce e delirio. In tal caso è
indispensabile l’intervento medico.



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